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ORTO BOTANICO DI PADOVA

icona patrimonio sito UNESCO
PATRIMONIO CULTURALE
DOSSIER UNESCO: 824
CITTÀ DI ASSEGNAZIONE: NAPOLI, ITALIA
ANNO DI ASSEGNAZIONE: 1997
MOTIVAZIONE: L’Orto Botanico di Padova è il più antico orto botanico universitario del mondo ancora nella sede originaria e rappresenta un’eccezionale testimonianza di rilevanza scientifica e culturale. Nei secoli è stato modello per la realizzazione di altre analoghe istituzioni in Italia e in Europa.

“Qui, fra tante varietà di piante che vedo per la prima
volta, mi si fa sempre più chiara e più viva l’ipotesi che
in conclusione tutte le forme delle piante si possano far
derivare da una pianta sola.”

Viaggio in Italia, Johann Wolfgang von Goethe

Anno 1786: nella quiete vivente dell’Orto Botanico di Padova, il poeta tedesco Goethe contempla un esemplare di palma nana messa a dimora due secoli prima e nota come la forma delle foglie sia cambiata durante la crescita della pianta. Il suo sensibile intuito viene colto dall’idea del cambiamento nel tempo delle forme viventi, embrione di quella che oggi chiamiamo ‘evoluzione biologica’. Il 29 giugno del 1545, il Senato della Repubblica Veneta decreta l’istituzione di un Hortus Simplicium per la coltivazione delle piante medicinali, i cosiddetti ‘semplici’, su richiesta della scuola medica dell’Università di Padova.

Luigi Squalermo, suo primo custode, si prodiga per la messa a dimora di circa 1800 specie vegetali, provenienti dalle raccolte che quei decenni febbrili per la storia del sapere andavano accumulando. Nel cuore della città nasce così il più antico orto botanico universitario del mondo che abbia conservato la sua sede originaria e sostanzialmente immutata la sua concezione. Il disegno dell’Hortus Sphaericus, il suo nucleo più antico, è basata sul cerchio dentro cui è iscritto un quadrato e riflette il perdurare nel Rinascimento dell’immagine simbolica del microcosmo.

L’arditezza intellettuale dell’impresa e il prestigio internazionale dell’ateneo fanno sì che, dalla sua nascita, l’orto sia diventato madre e modello per le altre analoghe istituzioni europee, da Lisbona a Uppsala. Nei secoli, l’orto si amplia e continua a modellarsi inseguendo le traiettorie del sapere, ma mantenendo saldo il suo ruolo nella ricerca e nella divulgazione della conoscenza scientifica.

DA NON PERDERE

“Ammesso che l’onore di essere stata la sede della rivoluzione scientifica possa appartenere di diritto a un singolo luogo, tale onore dovrebbe essere riconosciuto a Padova.”

Herbert Butterfield, in Le origini della scienza moderna, evidenzia il ruolo cruciale svolto dall’ateneo patavino nella storia dell’impresa scientifica. Città dall’anima scissa, Padova è anche luogo di fervente religiosità, come testimonia il culto di sant’Antonio.
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Con questo itinerario, si abbandona la ‘città della fede’ del complesso antoniano per approdare a quell’‘isola della scienza’ che è l’Orto Botanico e concentrarsi sulla bellezza vivente delle sue collezioni. Partite da
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Piazza del Santo, dominata dalle linee orientaleggianti della Basilica di Sant’Antonio, e percorrete Via del Santo, che, quasi a varcare un invisibile spartiacque concettuale, diventa Via Orto Botanico. Nella dimensione sospesa di un’oasi dominata dalla vegetazione, il
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Canale Alicorno isola l’Orto Botanico dal resto della città. Varcato il cancello e superata la biglietteria sarete accolti dagli esemplari che popolano l’
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Arboreto, la collezione di essenze arboree dell’orto. Tra le decine di esemplari, uno dei più carismatici è il platano del 1680: come potrete notare dalla fenditura, è stato colpito da un fulmine mantenendo però intatta la sua vitalità. Inoltrandovi verso il centro, vi accorgerete del muro di cinta realizzato nel 1551 a delimitazione dei confini dell’
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Hortus Sphaericus, il cuore storico dell’istituzione. Quattro cancelli orientati secondo i punti cardinali corrispondono ad altrettanti viali che ripartiscono l’organizzazione interna. Nelle parcelle di ogni quarto sono messi a dimora esemplari di specie rare, medicinali e velenose. Molto interessanti dal punto di vista storico e scientifico sono il gingko del 1750 e la magnolia del 1789, che furono tra i primi esemplari delle loro specie a raggiungere l’Europa. Da qui non si fatica a riconoscere la serra che protegge la celebre
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palma di Goethe osservata dal poeta nel 1786 e ispiratrice, nella mente dell’intellettuale, di un’embrionale intuizione evoluzionistica. Imboccando i vialetti che portano a sud sfocerete nell’espansione più recente dell’orto, una distesa di prato verde all’ombra delle cupole della Basilica di Santa Giustina. Ad aspettarvi è il grande edificio del
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Giardino della Biodiversità. Nelle sue serre climatizzate, è ricostruita una sintesi dei principali biomi vegetali del pianeta, dalle foreste pluviali tropicali ai deserti. Tra orchidee dalle forme ‘aliene’, felci arboree e cactus sorprendenti, abbandonatevi alla contemplazione delle “infinite forme bellissime” che, come direbbe Charles Darwin, la selezione naturale ha modellato in milioni di anni.

“La piazza maggiore della città denominata
Prato della Valle, è ampissima, ed ivi nel
mese di giugno si tiene la fiera. […] Si scorge
in quella uno spazio di forma ellittica,
circondato da statue d’uomini illustri, i quali,
o nacquero a Padova o coprirono una cattedra
nell’università di questa. […].”

Viaggio in Italia, Johann Wolfgang von Goethe

Con queste parole il poeta tedesco fotografa Prato della Valle, lo scenario urbanistico che incarna il volto della Padova tardosettecentesca, testimonianza di come la città rimodula i suoi spazi preservandone le antiche destinazioni d’uso. Nei secoli medievali, questa enorme piazza è uno spazio che accoglie fiere, giostre e feste religiose: la fiera di fine giugno descritta da Goethe, dedicata a sant’Antonio, è viva ancora oggi, come sono vivi i mercati settimanali che si tengono a Prato della Valle. L’opera di riqualificazione inizia nel 1775 e darà vita a una della più grandi piazze europee, dominata, nella sua concezione, dall’interazione di acqua, pietra e vegetazione dentro la forma ellittica.

Nella popolazione di pietra delle statue, che dall’epoca di Goethe ha continuato a ingrossarsi, tante sono le personalità letterarie che potete divertirvi a riconoscere.

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PER I PIÙ GIOVANI

“TORNO AL MIO LABORATORIO A PADOVA, QUI MI METTO A COSTRUIRE CANNOCCHIALI DI GRAN LENA. [...] POI, IN UNA NOTTE LIMPIDA D’AUTUNNO DA UNA FINESTRA DELL’ULTIMO PIANO GUARDO IL CIELO COL MIO STRUMENTO [...].”
attività per bambini del sito UNESCO nr. 27
Padova è la ‘città della scienza’ non solo grazie al suo Orto Botanico. Il grande Galileo Galilei insegnò all’università e vi trascorse anni di importanti scoperte puntando i cannocchiali al cielo, come racconta Luca Novelli in Galileo e la prima guerra stellare. Le istituzioni e i musei dedicati ai vari rami del sapere sono tantissimi: questo itinerario vi guiderà alla loro scoperta, tra gli angoli più belli della città. Partite proprio dall’
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Orto Botanico, dove nella perfetta geometria dell’Hortus Sphaericus, la parte più antica della struttura, potrete conoscere piante dalle straordinarie proprietà farmaceutiche. Non dimenticate di gustare una visita al Giardino della Biodiversità, che vi darà l’occasione di esplorare rigogliose foreste pluviali e aridi deserti attraverso l’incontro ravvicinato con le specie vegetali che li popolano. Lasciato l’orto, raggiungete l’antico Ospedale di San Francesco, al cui interno si trova il
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MUSME – Museo della Storia della Medicina. Dimenticatevi il solito museo: tutto qui dentro è all’insegna del motto ‘vietato non toccare’. Potrete così immergervi in un affascinante viaggio nel corpo umano, grazie alle tante postazioni interattive che consentono di imparare mettendosi letteralmente in gioco. Vicino alla Cappella degli Scrovegni si trova il più nuovo e fiammante dei musei cittadini, nato per dare una degna dimora alle straordinarie collezioni naturalistiche che si sono accumulate nell’università durante la sua lunga storia: il
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Museo della Natura e dell’Uomo; questo è un mosaico di reperti che vanno dai minerali ai fossili, dalle collezioni geologiche a quelle antropologiche, e si fondono in un racconto interattivo dedicato alla storia del rapporto tra uomo e natura. Dopo averla nominata così tante volte, è finalmente giunto il momento di conoscere la famosa università della città,
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Palazzo del Bo. La sua sede storica è a due passi dal Palazzo della Ragione, in Via VIII Febbraio. Si possono visitare diversi ambienti, sale e monumenti. I più interessanti sono il monumento dedicato a Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata del mondo, e il celebre teatro anatomico del 1595, destinato allo studio dell’anatomia da parte degli studenti di medicina. Grazie a Galileo, ma non solo, anche l’astronomia occupa un posto molto importante in città. Il suo simbolo più memorabile è la
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Specola, l’osservatorio astronomico che dal 1761 occupa la cima della Torlonga, l’alta torre medievale che faceva parte della più imponente fortificazione di Padova. Si possono visitare le sale e la raccolta di strumenti che ogni buon scrutatore
sito UNESCO nr. 27 in Italia
CONSIGLI DI LETTURA

Suggerimenti di lettura per conoscere il popolo verde dell’Orto Botanico di Padova.

  • La metamorfosi delle piante, Johann Wolfgang von Goethe (1790). La mente bulimica de “l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”, per dirla con George Eliot, esplora anche il mondo naturale, con particolare attenzione alle piante. In questo saggio dal valore prettamente storico e filosofico, Goethe arriva ad anticipare alcuni temi dell’evoluzionismo darwiniano, ma attraverso una lente che è quella dell’idealismo tedesco.
  • Viaggio in Italia, Johann Wolfgang von Goethe (1816-17). L’affascinante reportage del Grand Tour che Goethe compì tra il 1786 e il 1788 è un viaggio nell’arte, nella cultura e nelle bellezze dei panorami italiani.
  • Le origini della scienza moderna, Herbert Butterfield (1962). In questo classico della storiografia della scienza, l’autore segue lo sviluppo del sapere scientifico dalle origini alla rivoluzione che tra il XVI e il XVII secolo vedrà il ruolo eminente di Padova e del suo ateneo.
  • La giostra dei fiori spezzati, Matteo Strukul (2014). Immersa nel sonno profondo dell’inverno, Padova si trova a vivere un incubo in piena regola, quando una a una le vite di giovani prostitute vengono spezzate, come i delicati fiori di cui portano il nome, dalla mano di un serial killer. Anche la città ha il suo mostro, il suo angelo sterminatore, che agisce nelle atmosfere gotiche di fine Ottocento, ma trapiantate tra le piazze di Padova.
  • Uomini che amano le piante, Stefano Mancuso (2014). Al centro di questa biografia di biografie, piena di scoperte, avventure e colpi di scena, lo scienziato e divulgatore Stefano Mancuso racconta la vita tra le piante di alcuni tra i già grandi esploratori dell’universo vegetale: secoli di passione, colpi di genio e dedizione, da Leonardo da Vinci a Charles Darwin, da Marcello Malpighi a Gregor Johann Mendel, che hanno completamente rivoluzionato la nostra conoscenza della ‘nazione delle piante’.
  • Le piante son brutte bestie, Renato Bruni (2017). Se la visita all’Orto Botanico di Padova ha aperto il vostro sguardo sulla strabiliante ricchezza del mondo vegetale, potete seguire le orme dell’autore in questo safari vegetale: lasciati i panni di botanico da laboratorio, Bruni porta con sé il lettore a ‘sporcarsi le mani’ in un giardino di città.

Per ragazzi:

  • Galileo e la prima guerra stellare, Luca Novelli (2002). ‘Adottato’ da Padova, Galileo Galilei vi compie alcune delle scoperte più rivoluzionarie della storia della scienza.
  • Tra fogli e foglie, Rossella Marcucci, Mariacristina Villani, Valentina Gottardi (2021). Non c’è modo migliore di avvicinarsi al mondo delle piante che farlo imparando a familiarizzare con i concetti, i metodi e gli strumenti che ogni buon botanico deve avere nella sua ‘cassetta degli attrezzi’: l’erbario. Questo libro, splendidamente illustrato, è un’introduzione al mondo della botanica che guiderà i piccoli scienziati allo studio delle meraviglie del mondo vegetale.
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